Dall’Egitto ho chiamato mio figlio
Mt 2,15
RIFLESSIONE
VANGELO
1Gv 1,5 - 2,2; Sal 123; Mt 2,13-18
Mt 2, 13-18 Dal Vangelo secondo Matteo I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall'Egitto ho chiamato mio figlio». Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più».
28/12 MAR SS. INNOCENTI Martiri [P]
L’evangelista Matteo cita spesso i profeti, così sappiamo che tutta la storia si è svolta e si svolge in vista di Gesù. Il popolo d’Israele, amato come figlio da Dio, è stato chiamato a tornare dall’Egitto come profezia. È Gesù che deve tornare dal luogo offertogli come rifugio provvisorio per difendersi dall’ira di Erode. Vivrà in mezzo al suo popolo, anche se proprio esso lo rifiuterà e lo metterà a morte.